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mercoledì 5 aprile 2017

FROLLINI ALLE NOCCIOLE PROFUMATI ALL'ARANCIA PER CONTRASTARE LA MAREA.


Ultimamente mi sta assalendo ad ondate.
E' una marea che mi trascina lontano dalla terraferma.
Come l'acqua torbida che si alza fino a sollevarmi dalla stabilità del terreno che mi ha sempre sostenuto; i piedi sfiorano il fondale stabile ma non fanno presa.
Mi pare di continuare a camminare ma di rimanere sempre nello stesso punto o peggio, di indietreggiare.
Non un ramo per aggrapparmi; non un segno del paesaggio che muti; non un'idea di percorso che "avanza".
Indietreggio e vedo la terraferma allontanarsi e mi assale un misto di rabbia e angoscia per non riuscire a superare l'ostacolo. Forse perché non ci sono ostacoli, ma solo questa forza che mi trascina indietro.
Nel mio cammino ho dovuto spesso "cambiare passo" e, confesso, ultimamente ho scoperto di essere meno "elastica" di prima. 
Faccio fatica ad assorbire i cambiamenti.
Sarà perché ho già fatto il "giro di boa" e mi sono guadagnata il diritto di essere più esigente e con i piedi per terra. Non sopporto più il pressapochismo, gli ignoranti quando fa comodo, l'alterigia, la supponenza e non ne faccio mistero. 
Ho imparato che la famosa "parete frontale", che da giovane mi faceva evitare i contrasti ed essere un poco più diplomatica, beh! ora è caduta (come dice la mia amica Lucia) e vien fuori tutto il mio disappunto. Senza filtro. Nero come il caffè che amo.
Nonostante tutto però cerco di tenere il passo. 
Accetto ancora una sfida dopo l'altra anche se il periodo di adattamento ai cambiamenti si allunga ogni volta.
Quello che poi mi manda fuori di testa è vedere quanto il tempo necessario per il "fare" diventi sempre più lungo, giorno, dopo giorno, dopo giorno.
Quindi mi perdo il gusto di dedicarmi alle cose che mi piace fare. 

lunedì 27 marzo 2017

Cefalo al forno con agrumi ed aromi che si credeva un branzino ovvero: mia figuraccia epocale con i pescatori di Noli.


Io: "Buongiorno! Vorrei quel piccolo Branzino."
Pescatore "Signora: quello è un cefalo..." (e lo dice omettendo il classico "belin" che inframezza ogni discorso qui in Liguria - si sa, con i clienti ci vuol finessa...).
Io (con nonchalance) : "Pazienza. Me lo dia lo stesso..."
Ecco che, anche per oggi, mi sono giocata la figura di palta quotidiana.
Mica è colpa mia se mia madre il pesce non lo cucinava perché "fa odore"; in gioventù ho visto solo (rare) trote lesse tristi e mica tanto deodorate e i bastoncini "del Capitano"!
Da nonna Maria si mangiava un po' di più ma sempre pesce di lago o di torrente, pescato dal nonno Peppino.
Però a me il pesce piace e pure ad Arc e, da quando abbiamo il nostro rifugio marino a Noli, mi sono imposta di provare a cucinarne di più.
Per giunta la mattina c'è, sul lungomare, un piccolo mercato del pesce dove i pescatori del luogo vendono al pubblico (nel mio caso "gnorante") quanto pescato al largo dell'Antica Repubblica Marinara. 
Banchi di pietra ombreggiati da ombrelloni di cotone blu dove fan mostra le cassette con quanto han pescato mentre gabbiani voraci e caciaroni fan la fila ad attendere gli scarti che lanciano loro.
Dietro: l'insenatura con il mare che rumoreggia e controlla.
Unico problema (soprattutto per me): 
a -il pesce è quello che han recuperato dalle reti; 
b - devi accontentarti e non partire con un'idea precisa, e non ha il cartellino con il nome.
Quindi, per chi come me non è molto abituata a cuocerlo ma lo mangia solamente al ristorante, un branzino ed un cefalo sono facilmente confondibili.
Inoltre ci sono pesci che non ho mai visto e che mi fanno l'occhiolino dalla cassetta col pescato del giorno e vorrei tanto provare a cucinarli ma mi frena un po' l'imbarazzo di dover chiedere a questi rudi uomini di mare: 
"Mi dia quel pesce lì con le righe gialle sul dorso." 
Debbo dire, a mia scusante, che ho notato che i pescatori han già la tendenza a lanciare "sfottò" (di solito con la popolazione autoctona) e spesso prendono in giro in dialetto i "forestieri" che fan uscite come la mia.Quindi volevo evitare di essere messa subito alla berlina. 
Per fortuna riesco a capire un po' il dialetto ligure e ai loro commenti odierni in dialetto, ho risposto ridendo che per imparare bisogna pur dire o fare qualche "belinata".

lunedì 20 febbraio 2017

TORTA DI MELE DI NOLI ed i momenti che ti riempiono il cuore di buono



Ci sono piccoli momenti che ti riempiono il cuore di buono. 
Una passeggiata con chi ami dove si respira un'aria pulita, tra sassi che disegnano il selciato.

I colori di un mare che ti avvolge, nel riverbero del tramonto tra le frange delle palme.

domenica 5 febbraio 2017

Il RISOTTO ALLA MILANESE ovvero Valerio di Fiandra, Zafferano e un dispetto per amore.


E’ un’alba bellissima che colora di rosa il cielo di Milano in questo 8 Settembre 1574. Valerio di Fiandra, mastro vetraio artefice delle splendide vetrate che abbelliranno la Cattedrale gotica dedicata a S. Maria Nascente, si aggira nel cantiere del Duomo. Tra ponteggi e attrezzi lasciati incustoditi dai lavoranti, un velo di polvere si posa sui pavimenti ingombri, mentre la luce attraversa le porzioni di vetri già risplendenti di colori e di figure che paiono animarsi.
Sarà un giorno importante oggi e, prima della cerimonia delle nozze della sua figliola, Mastro Valerio vuol controllare che tutto sia a posto. Orgoglioso contempla il lavoro svolto dai suoi assistenti. 
Tra questi il più dotato è sicuramente Zafferano (il nome vero non se lo ricorda ancora, ma il soprannome, quello sì!): il suo tocco è d’artista, i suoi colori risultano i più brillanti, forse perché usa sapientemente questa polvere dorata e profumata (lo zafferano appunto) che gli è valsa un soprannome che ne ha addirittura fatto scordare il nome vero.

giovedì 2 febbraio 2017

TORTINE MORBIDE ALLE NOCCIOLE ED I CORI DA STADIO


Nove mesi. 
Nove mesi da che ho iniziato con il telelavoro e posso dire di essere molto contenta per diversi motivi.
Al di là della comodità di non uscire di casa fine a se stessa, ho scoperto che riesco a rendere molto di più a casa che nel marasma di un ufficio open-space.
Oltre al fatto che, se devo dedicare del tempo in più per finire un lavoro, posso farlo senza l'angoscia di correre a prendere la metropolitana, l'autobus, il tram mentre mi organizzo per la spesa o mi carico la soma della spesa fatta nella pausa pranzo.
Maggior concentrazione, miglior resa, lontananza dalle macchiette che distribuiscono snack, insomma: tanti vantaggi.
Inizialmente ero stata messa in guardia dall'impigrirmi e non voler più uscire di casa, destinata ad una vita di giornate passate al computer in pigiama e bigodini in testa.
E' un rischio sicuramente ma, ho visto che si supera la voglia di "star comodi" con delle regole precise che io seguo con una logica ferrea.
Mi vesto come se andassi in ufficio. Magari non mi trucco sempre e non metto le scarpe con il tacco ma, evito di ciondolare in pigiama.
Poi mi sono imposta di uscire tutte le pause pranzo (cosa che in ufficio non facevo quasi mai, approfittando delle pause per scrivere sul blog, controllare posta et similia); quindi un giorno si va in tintoria; il successivo a far la spesa, dal panettiere o al mercato che ho la fortuna (e la sfortuna quando mi borseggiano!) di avere di fronte a casa.
Una mezzora di "aria" ed il cervello si stacca dal computer (e ci guadagna pure la vista!). 
Pasticcio di meno a casa che in ufficio e mangio un po' più sano visto che devo cucinare il pranzo per il figliolo che arriverà quando ormai ho già ripreso il mio lavoro.
Poi la mattina fino alle 8.00 ho pure il tempo di far partire la lavatrice (ed a volte pure di stenderla) e tutte le mille piccole cose di ogni casalinga-lavoratrice-disperata.

Il problema (semmai) è quello di voler fare troppe cose tutte assieme.
Come settimana scorsa quando ho cucinato il pesce per Arc prima di iniziare il lavoro, mentre caricavo la lavatrice, pulivo la lettiera della gatta, rassettavo il bagno e ... iniziavo a lavorare.
Una pausa caffè me la prendo di solito a metà mattina e, fino a quel momento, non torno in cucina.
Quella mattina invece, dopo un'ora che stavo combattendo con i clienti, ho cominciato a sentire odore di fumo...

lunedì 30 gennaio 2017

POLPETTONE ALLE VERZE.ED UN TAMPONAMENTO IN CORSA


Ogni tanto succede di essere distratti; ti distrai un attimo alla guida e vieni coinvolto in un tamponamento.
Essere distratti e persi in mille mila pensieri poi è il mio status di questi ultimi mesi.
Ma questa volta non si tratta di un tamponamento con l'auto, bensì uno "a piedi".
Dopo tutta la giornata al telefono con i clienti, finito di lavorare correvo a far spesa e poi a recuperare il figliolo in piscina; ed è qui che venivo miseramente "tamponata" da un giovane fighetto che faceva jogging al Parco Solari. 
Arrivava dietro di me mentre camminavo spedita verso l'entrata della Piscina con tanto di (immancabile) borsa della spesa e: SBAM!
All'urto ho beccheggiato come il Titanic dopo l'incontro con l'iceberg.
Lui finisce addirittura a terra.
Ussignur: vuoi vedere che devo pure soccorrerlo, sto rimbambito con le cuffiette a palla che sento i bassi da qua!
- Scusi, non l'avevo vista!
Pure cieco, povero giovane! 
E come una talpa, visto che la mia non è certo una figura sottile e (per giunta) con la pelliccia di castoro assomiglio ad un'orsa obesa. 
Lo aiuto a rialzarsi e vedo che ondeggia.
In effetti ha subito un urto considerevole contro la mia massa, sarà la metà di me.
Prova a scherzare:

venerdì 27 gennaio 2017

NOI NON DIMENTICHEREMO

Foto da Web
Oggi Arc è uscito di casa agitato. 
Dovrà leggere un testo sulla Shoah di fronte ai suoi compagni ed ad alcuni deportati che saranno alla loro scuola a portare testimonianza nella "giornata della memoria".
Il testo è crudo: forte. 
Noi che non capiamo cosa volesse dire essere deportati e non lo capiremo mai. ed Arc mi chiede come potesse essere possibile un tal abominio.
Non posso spiegarglielo.
Non posso io stessa capire cosa porti un essere umano a tali barbarie. 
Non lo capì nemmeno mio padre, quando venne deportato in un campo di lavoro per Italiani in quella che era la Prussia Orientale. Vicino al suo campo era il campo di sterminio di donne Ebree.
Le vedeva ogni giorno subire angherie indicibili da SS e Kapò e, pur essendo lui stesso un prigioniero in condizioni estreme, NON capiva.
Lui ed i suoi miseri compagni avrebbero voluto reagire contro quegli ufficiali e so che, lui così mite e buono, giurò vendetta per quei poveri corpi martoriati, qualora fossero stati liberati.
Non ho mai osato chiedere se avesse mai tenuto fede al suo giuramento.

Nemmeno un animale.
Nemmeno un animale farebbe una cosa così orrenda con un suo simile. 
Questo è stato uno dei commenti di mio figlio che ha appena 13 anni.

Nemmeno un animale.
Nemmeno un animale potrebbe concepire un tal abominio verso un suo simile.
Questo è stato uno dei primi pensieri quando visitai il campo di Auschwitz.

Molti pensano che non serva a nulla onorare la "giornata della Memoria" ma sbagliano. 
Serve eccome! 
Serve tanto quanto far visitare ai nostri figli i luoghi di quel martirio.
Serve a far conoscere il MALE, quello che distrugge e non costruisce, quello che rende l'uomo il peggio essere vivente. 
Serve conoscere per combatterlo, il MALE. 
Serve a non ripetere le stesse atrocità.
Serve ad EDUCARE i nostri figli a conoscere la Vita ed a farla migliore. 
Quella Vita che non è virtuale ma cruda e vera e che merita di essere vissuta da essere UMANO. Non da bestia.

Anche stamattina mio figlio mi ha salutato con un bacio sulla soglia di casa.

Siamo esseri fortunati e

NOI NON DIMENTICHEREMO



giovedì 26 gennaio 2017

BACI DI DAMA SENZA GLUTINE E L'ANNO CHE VERRA'



Ho appena ricominciato a scrivere e condividere pensieri (pochi e confusi) e ricette (che andavo accumulando). 
Ho appena intravisto la luce alla fine del tunnellellelle delle corse di fine anno con le chiusure clienti; visite parenti; appuntamenti scolastici; regali; cene; aperitivi; influenze et similia,  e già mi crogiolavo ignara nella ferma convinzione che l'annus horribilis (quello funesto e bisesto per intenderci), fosse finito.
Nemmeno finito di esprimere questa speranza e già sono rotolata dentro una nuova sequenza di congiunzioni astrali negative.
Che poi io nemmeno ci credo tanto, agli oroscopi!
Mi ricordo ai primordi della mia esperienza lavorativa, quando ancora si usavano le macchine da scrivere meccaniche e le veline e le carte carbone (ed i maledetti nastri che ti marchiavano le impronte quando cercavi di sostituirli), una vecchia segretaria che non muoveva un passo senza avere consultato prima l'oroscopo. 
Ogni giorno dileggiava me ed una collega con il vediamo-che-consiglia-l'oroscopo ed era la prima ad acquistare ASTRA ogni inizio anno ed a farci una testa tanta su cosa ci aspettava e non ci aspettava nel futuro.
Ho sempre preferito l'incognita de "l'anno che verrà".
Rotolata (dicevo) dentro questo anno che nulla ha da invidiare al suo predecessore quanto a situazioni ansiogene.

domenica 22 gennaio 2017

LASAGNE COSTE E FORMAGGI ED IL BLOG RIPARTE!


Si riparte con la pubblicazione delle ricette, delle storie, degli aneddoti, di parole che si rincorrono o che rincorrono ricordi e profumi che mi sono famigliari e mi piace condividere con chi mi passa a trovare tra queste pagine.
Una sosta un po' lunga questa volta. In parte dovuta allo sfacelo prodotto in famiglia dalle forme influenzali che (inutile dirlo) hanno colpito tutta la famiglia costringendoci a un Natale "a rate" e un capodanno brindando (la sottoscritta) con la Citrosodina.
Poi mi sono accorta che era sparito l'indice delle ricette e, non avendo avuto alcuna risposta dai gestori di blogger, ho dovuto reimpostare (ma quante sono!!!!!).
Ora nel sito regna un po' più di ordine ed è tutto pronto per nuove sfide, nuove ricette, nuove condivisioni.
Poi mancava l'energia per ripartire. Voglia di cucinare ne ho sempre, intendiamoci, ma la gestione del blog mi creava ultimamente più "impegno" che "godimento".
Poi, ha vinto la mia passione. Le tante (tantissime) ricette fotografate, salvate e (soprattutto) divorate dall'allegra famigliola nonché da amici che sono venuti a cena o a pranzo prima, durante o dopo queste feste.

Una di queste è stata un mio modesto tentativo di ripetere quanto avevo assaggiato in occasione di un pranzo presso una scuola di cucina dove ero stata ospite di un evento. 
Una lasagna delicata ma gratificante, che mi era rimasta nel cuore.
Quindi ho fatto alcuni tentativi e sono riuscita a riprodurne una versione molto somigliante che ha fatto la gioia dei miei commensali. Tanto da pregarmi di ripeterla alla prima occasione.

Pure il Martirio che, per considerarle "lasagne" devono contenere almeno un chilo di ragù di quello saporito e cotto lentamente, persino per lui (dicevo) sono state un bella scoperta.

Quindi eccovi la ricetta.

LASAGNE COSTE E FORMAGGI.




Lavate e mondate le coste separandone la parte bianca dalla parte verde delle foglie. 



Scottate i fusti tagliati a tocchetti della lunghezza di 2 cm circa. Scottate le foglie per un paio di minuti, scolarle e farle saltare in una padella con 1 cucchiaio di olio EVO ed uno spicchio d'aglio.


Lessate per un paio di minuti i fogli di lasagna secca. Scolateli ed appoggiateli su un panno pulito ed asciutto.

Mescolate i caprini alla ricotta.

Preparate la besciamella  facendo sciogliere il burro in un pentolino, aggiungete la farina e fate tostare qualche minuto. Aggiungete lentamente il litro di latte continuando a mescolare per non formare grumi. Portate a bollore e fate addensare. Aggiustate di sale e noce moscata.

Ungete una teglia con olio. Versate un paio di cucchiaiate del misto formaggi, un po' di bietole saltate, qualche pezzetto di gambo lessato. Aggiustate con la besciamella, una spolverata di parmigiano reggiano grattugiato e coprite con i fogli di lasagna scottati e ricominciate sino alla fine degli ingredienti. 

Terminate con le lasagne, un velo di besciamella e un'abbondante spolverata di parmigiano reggiano.


Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 35/45 minuti circa, fino a che si sarà creata una crosticina sulla superficie.

Sfornate la teglia e fate riposare per 5/10 minuti prima di servire.







domenica 11 dicembre 2016

Il vitello tonnato di Natale ed il tatto di mio padre.



Il Natale dei ricordi ha il profumo di casa di Nonna Maria.
Ha la luce che penetra dalla finestra e si riflette sui cristalli della tavola apparecchiata con i piatti del servizio "buono", quello con le rose dipinte.
Con le forchette d'argento che sono state tirate a lucido da Nonna, i giorni precedenti al Natale.
La tavola aspetta l'antipasto, rigorosamente di salumi, con i sottaceti che traboccano dall'antipastiera di cristallo che pesa come chi l'ha disegnata.
Poi i cappelletti, o le lasagne, o i ravioli e poi, tra i secondi che cambiavano ogni anno, arrivava Lui, sempre uguale, sempre profumato e goloso non poteva mancare sulla tavola di Natale: il Vitello tonnato.
Quando Nonna Maria non ce la fece più a cucinare, il pranzo venne spostato in casa nostra con grande agitazione di mamma che non ha mai amato cucinare e che sapeva di dover competere con la bravura di nonna.
Poi mi sposai io e, dal primo anno di matrimonio, "il pranzo" si fece da noi sposini.
Nonna non c'era più ma le sue mani abili, la sua passione, mi è stata sempre di grande ispirazione per tutti i pranzi e le cene di famiglia.
Ovviamente LUI, il Vitello tonnato, non poteva mancare e quindi già il primo Natale di quel 1991 fece la sua bella figura nel vassoio guarnito sulla mia tavola.
Tutti contenti, tranne mia mamma. Il tutto perché papà, con il tatto di un elefante, fece notare a tutti che il vitello tonnato che avevo fatto io era identico al capolavoro fatto da Nonna Maria ogni Santo e Benedetto Natale.
Da quel momento non mancò mai sulla mia tavola delle Feste e mamma... beh non si diede più pena di farlo a papà sostenendo che - poteva mangiarlo da sua figlia che era più brava di lei!-